The digital talent gap - Are companies doing enough?

Secondo lo studio “The Digital Talent Gap – Are Companies Doing Enough?” condotto da Capgemini in collaborazione con LinkedIn, ha evidenziato come, nonostante le grandi aziende discutano spesso sul divario circa le competenze digitali, raramente vengono prese azioni concrete per arginare il fenomeno.

All’interno dello studio si evince che circa il 50% delle aziende intervistate hanno ammesso di non prendere davvero in considerazione le skill digitali. Per evidenziare questo problema sono state analizzate oltre 1250 profili rispettivamente di dipendenti e figure manageriali, intervistando sia le risorse umane sia i dirigenti di varie società, nonché task force di reclutatori interessati più alle skill digitali e tecnologiche. Parallelamente, grazie a LinkedIn, sono stati analizzati specifici dati nel tentativo di comprendere domanda e offerta per quanto riguarda ruoli e competenze digitali.

Lo studio ha intenzione di mettere in luce come il divario di talenti sia con il tempo aumentato. La nuova sfida non riguarda più solo le risorse umane, al contrario il fenomeno di più ampio respiro colpisce tutte le aree del business.

Il documento viene suddiviso in diversi punti quali:

  • Identificare le tendenze chiave e le modifiche nel divario dei talenti digitali, individuando le competenze digitali e i ruoli digitali. A tal proposito la domanda che lo studio si pone è: il divario dei talenti digitali sta crescendo?
  • La valutazione delle sfide chiave che stanno impedendo alle società di colmare un simile divario esplorando i vari punti di vista dei dipendenti.
  • Indicare le migliori pratiche che possiamo imparare dai leader nell'arena dei talenti digitali in "Proactive digital talent" i leader hanno lezioni preziose da offrire "
  • Raccomandare strategie per reclutare in modo più efficace, sviluppare e mantenere il talento digitale in "Cosa può le organizzazioni fanno per ridurre il divario digitale di talento? "

Il sondaggio ha analizzato i talenti digitali in tre modi:

  • Hard Digital Skill nella quale rientra l’analisi dei dati;
  • Soft Digital Skills, che comprendono tutte quelle skill primarie necessarie ad una evoluzione digitale più complessa;
  • Digital Roles, creati come risultato di una trasformazione digitale attiva all’interno di una società.

In totale, lo studio, ha classificato un totale di venticinque Hard Digital Skills, otto Soft Digital Skills e ventitré Digital Roles, identificati sulla base sia dell’analisi su lunghi periodi, sia sulla vasta esperienze delle società promotrici dello studio.  I dipendenti che possiedono almeno una delle 24 Hard Digital Skills e in almeno quattro delle otto Soft Digital Skills, costituiscono più della metà, circa il 56%, di quelli intervistati.

Di seguito, andremo ad inserire quelli che sono gli aspetti più interessanti dello studio. Tra le società intervistate, all’interno del resoconto risulta che, una su due, riconosce che il gap sulle competenze digitali è in aumento. Circa il 54% delle aziende concorda sul fatto che il divario stia ostacolando i programmi per la digital trasformation perdendo il vantaggio sui propri competitor a causa della carenza di talenti digitali.

Nonostante il divario finisca per far perdere di competitività l’azienda, il budget stanziato dalle aziende per la formazione sul digitale resta invariato oppure, in casi più estremi, ha subito un calo in oltre la metà delle aziende intervistate.  Il 50% del campione inoltre afferma che, all’interno della propria azienda, il gap digitale è uno dei temi caldi ma, da parte della direzione, non vengono intraprese serie azioni per ovviare al problema.

Altro aspetto risulta essere la preoccupazione dei dipendenti circa le proprie competenze: superate oppure obsolete. Il 29% dei lavoratori ritiene che siano già superate o che lo diventeranno nel giro di due anni. Un buon 47% dei lavoratori appartenenti alle generazioni Y e Z che rientrano tra i 18 e i 36 anni, ritiene che le proprie competenze diverranno obsolete entro i prossimi 4-5 anni.

E LA FORMAZIONE?

La formazione, altro tema caldo, sembra debba essere affrontata in maniera differente. I dipendenti hanno affermato che i programmi di formazione messi in atto dalle aziende, non siano molto efficaci. Infatti, oltre la età degli attuali talenti digitali li giudica inutili, il 45% di loro li giudica per l'appunto “inutili e noiosi”. Ulteriore ostacolo sembra provenire dalla stessa azienda che non concede loro il giusto tempo per potervi aderire.

FEDELTÀ ALL’AZIENDA

Più della metà dei talenti digitali, circa il 55%, hanno affermato di essere disposti a trasferirsi presso un’altra società se dovesse avvertire che le proprie capacità digitali possano ristagnare presso il loro posto di lavoro. Inoltre il 58% di loro, potrebbero muoversi verso luoghi lavoratici che possano aiutarli a crescere e sviluppare le proprie competenze. Oltretutto, i talenti digitali hanno maggiori opportunità in ambito di lavoro consentendo loro una facile via di uscita.

Questo si rispecchia anche nei timori da parte dei datori di lavoro in quanto sono preoccupati per le possibili frizioni con il personale dotato di maggiori competenze. Il 51% di loro ritiene che i propri dipendenti finirebbero per abbandonare l’azienda dopo aver ricevuto una formazione.

Il report inoltre è andato ad evidenziare un incremento della domanda nei riguardi di professionisti con esperienze nelle hard skill digitali in aree come advanced analytics, automazione, intelligenza artificiale e cybersecuritySoft skill digitali come la centralità del cliente e la passione per l'apprendimento, sono tra le più richieste dalle imprese per un professionista digitale.

I RUOLI DIGITALI MAGGIORMENTE RICHIESTI NEI PROSSIMI 2-3 ANNI

Secondo i dati ricavati dalla ricerca, di seguito vengono elencate le dieci figure professionali in ambito digitale da qui ai prossimi 2/3 anni.

  • Information Security/Privacy Consultant
  • Chief Digital Officer/Chief Digital Information Officer
  • Data Architect
  • Digital Project Manager
  • Data Engineer
  • Chief Customer Officer
  • Personal Web Manager
  • Chief Internet of Things Officer
  • Data Scientist
  • Chief Analytics Officer/Chief Data Officer

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